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venerdì 1 gennaio 2016

Madrid - 23/28 Dec 2015

Il nostro viaggio a Madrid è iniziato con l'arrivo all'aeroporto, direttamente collegato alla città tramite la metro. La biglietteria non è stata di immediata comprensione, infatti il biglietto dall'aeroporto prevede un supplemento di 3 euro. La linea 8 arriva al centro città, e con la linea 9 e poi la 5 siamo arrivati alla fermata di casa nostra, La Latina. 



La fermata si trova in Plaza de la Cebada, caratterizzata da un mercato coperto, e da lì abbiamo cercato di capire dove dirigerci per il nostro appartamento, situato al n. 1 di Plaza de Gabriel Mirò. Essendo ora di pranzo, e vedendo una serie di locali nella piazza con i tavolini all'esterno stipati di gente, ne abbiamo battezzato uno per mangiare, chiamato La Muralla. Errore fatale. Il pasto, consistente in un piatto di calamari fritti (che poi si è scoperto essere un piatto tipico) era estremamente gommoso, la paella palesemente riscaldata, unica nota decente le Patatas Bravas, per quanto la salsa non incontri granché i miei gusti. Insomma un pranzo molto poco entusiasmante che tanto ci ha ricordato la paella finta propinataci nel bar di cinesi dietro casa al nostro arrivo a Barcellona. Dopo il lauto pasto siamo arrivati a casa, un piccolo appartamento situato al 4o piano di un bel palazzo affacciato su un parco delizioso. L'appartamento, non enorme, si è rivelato abbastanza funzionale per i nostri scopi. Un letto comodo, una cucina attrezzata decentemente (a parte il traumatico incontro con i fornelli a induzione e col forno dotato di novecento manopole con le scritte cancellate), un bagno con una bella doccia calda (ustionante, per dire la verità), e un piccolo soggiorno con un tavolino per mangiare. E la TV spagnola, alquanto deludente data l'ovvia incomprensibilità. Abbiamo iniziato il soggiorno con una dormita sasso-pera style e ci siamo diretti verso il centro per cercare qualcosa da mangiare. Fortunatamente internet ci ha indicato il Subway più vicino, che abbiamo trovato senza eccessivi sconvolgimenti vagando per Calle Mayor e dopo un giro per Plaza Mayor, piena di dementi travestiti da capre e di banchetti che vendevano serie di cappelli demenziali. Tutti identici, in tutte le bancarelle. In fondo a calle del Arenal abbiamo trovato una piazza con un mercatino, in cui abbiamo comprato degli strani dolci oblunghi ricoperti di cioccolato bianco, che abbiamo poi scoperto essere il dolce tipico di Madrid, e una specie di cannolo fritto ripieno di Dulce de Leche. La mattina dopo abbiamo deciso di dirigerci da Primark, avendo scoperto questo fortunato brand in terra londinese. Un casino immondo non ci ha fermati e abbiamo fatto incetta di calze e collant (io) e di magliette varie (Gabri). E calzini. Di cui non abbiamo guardato la taglia. Vabbè.
Dopo questa faticosa mattinata di shopping siamo entrati nel Macdonald enorme che si trova su Gran Via, per provare i panini locali, che abbiamo trovato estremamente interessanti. Ci siamo quindi diretti lungo Gran Via fino al Parque del Retiro, celebre per il Palacio de Cristallo. Il parco è molto grande, e la giornata di sole ha reso il giro alquanto piacevole. Un grande lago si trova nel mezzo del parco, e il palazzo di cristallo è veramente molto di atmosfera. Prima di tornare verso casa abbiamo passeggiato un altro pò, godendoci gli ultimi raggi di sole della giornata in mezzo alla natura. Abbiamo a questo punto cercato un supermercato per fare un pò di spesa, trattandosi della sera della vigilia e ricordandoci fin troppo bene cosa era successo a Londra l'anno scorso. Ovviamente abbiamo trovato chiusi tutti i supermercati e ci siamo dovuti adattare a un triste supermarket simil-pako, in cui abbiamo preso pasta, findus, tristi ciambelle per la colazione, latte al cacao, e patate. Dopodiché ci siamo diretti a casa per preparare la cena - impresa titanica causa fornelli non proprio di immediata comprensione. La mattina di natale abbiamo fatto un bel giro in centro, e abbiamo deciso di provare il Museo del Jamon, celebre per il Bocadillo de Jamon con prosciutto iberico. Piuttosto scettici siamo entrati e abbiamo preso un panino prosciutto e formaggio, per l'interessante cifra di 1.8 euro. Panino sconvolgente!! Di una bontà unica. Alché abbiamo preso da portar via un altro panino e una brioche salata. Poi abbiamo cercato la famosa Chocolateria San Gines, celebre per la cioccolata in tazza coi churros, una specie di bastoncino di pasta sfoglia fritta, pensato per essere tocciato nella cioccolata calda, secondo la tradizione madrilena. La cioccolateria era un bordello non da poco, ma fortunatamente siamo riusciti a sederci e a farci la nostra cioccolata in tazza con sei churri. Buoni, ma niente di sconvolgente. Tornando a casa, abbiamo addentato i panini, poi siamo crollati a dormire fino all'ora di cena, in cui abbiamo mangiato findus e patate al forno preparati con estrema difficoltà dato il forno incomprensibile. Il giorno successivo l'abbiamo trascorso dormendo fino a tardi, poi gironzolando per la città e nel bel parco davanti a casa fino a tornare a dormire a metà pomeriggio. Nell'ultima giornata intera a disposizione, ci siamo diretti verso il fiume, che sapevamo essere costeggiato da un grande parco. Dopo esserci persi un discreto numero di volte, avendo quasi perso le speranze di trovare sto benedetto fiume, finalmente siamo riusciti a mettere piede nel parco, che si è rivelato davvero bello, con un'atmosfera primaverile, molto verde e rilassante, oltre che enorme. Un sacco di gente con bambini, cani, bici, roller, che passavano la domenica all'aria aperta. In mezzo al parco c'è anche un ponte di calatrava, molto particolare ma in fondo ben inserito nel contesto. Dopo una bella passeggiata abbiamo iniziato a rientrare verso il centro della città, e ci siamo fermati davanti a una Croqueteria. Nonostante il bordello non indifferente siamo riusciti a sederci, mentre io mi stavo già ampiamente pentendo della scelta. Abbiamo preso 12 crocchette a vari gusti, salmone, gamberi, prosciutto e funghi, bacon. Buonine, ma niente di incredibile. Soprattutto dopo aver mangiato un sacco di roba fritta. Siamo quindi andati a casa a dormire un pò, prima di tornare a fare un giro in centro per fare un pò di spesa e per tentare un altro giro da Primark. Giro irrealizzabile data la coda spaventosa e il totale delirio in tutte le strade, che ci ha fatto propendere per sederci da Costa in cerca di un pò di relax. Siamo poi tornati a casa a riposarci e a preparare un pò di penne al salmone per l'ultima cena in terra spagnola. L'ultimo giorno ci siamo alzati e abbiamo fatto l'ultimo giro in centro, per fare rifornimento di panini per il viaggio e per gli ultimi souvenir, incluso un terribile cappello da piranha nell'ultimo giro in Plaza Mayor, in cui spiccava uno spiderman obeso. Facendoci oltretutto fregare nell'unico banchetto che ci ha fatto pagare il cappello 6 euro invece che i canonici 5 che avevamo visto in tutto il resto della piazza. Dopodiché abbiamo rischiato di perderci tornando a casa, abbiamo recuperato i bagagli, portato le chiavi dell'appartamento al bar in cui le avevamo ritirate, e ci siamo diretti a prendere la metro per tornare all'aeroporto.

martedì 7 luglio 2015

Lisbona

Lisbona dall'alto
La città di Lisbona è molto grande ma ordinata e ben organizzata. Il nostro b&b era la casa di Victoria e Luis, due signori portoghesi di una cordialità e gentilezza estreme, e si trovava in Rua Professor Sousa Da Camara, subito fuori dai quartieri più celebri della città, nel quartiere Campolide, ma molto vicino al centro commerciale Amoreiras, punto di riferimento durante questa nostra tre giorni in città, oltre che punto nevralgico per i trasporti.
Dopo un tour notturno sull'auto di victoria e Luis che ci sono venuti a prendere in aeroporto e che mi ha portato sull'orlo della nausea mentre sfrecciavamo a tutta birra su e giù per i colli, ci siamo sistemati nella loro stravagante casa, colorata e pittoresca. 



La prima mattina abbiamo messo piede nel delizioso patio e siamo quasi morti di paura nel notare una statua vagamente macabra che sembrava un morto sciolto. Dopo esserci accertati che fosse effettivamente un qualcosa di ornamentale, abbiamo iniziato l'esplorazione della città, situata su sette colli al pari di Roma. Questo fa sì che ogni strada sia in discesa o in salita, a seconda del colle su cui ci si trova. Siamo scesi fino al fiume Tago, su cui svetta un ponte molto bello simile in qualche modo a quello di Brooklin. 



Sulle rive del Tago
Dopodiché abbiamo passeggiato nella zona pedonale vicino alla Baixa, una specie di zona dello shopping (oltre che dei ristoranti) di Lisbona. Questa zona sfocia in un grande viale, l'Avenida da Liberdade, molto simile alle Ramblas di Barcellona. Dopo un pò di giri e il pranzo siamo saliti, nella zona della metro circa di Restauradores  (più precisamente nella piazza di Rossio) sul bus 711. 


Il servizio pubblico è molto efficiente, si acquista una carta ricaricabile (noi l'abbiamo comprata nelle macchinette all'interno della stazione della metro). La carta costa 0.5 euro, e ogni biglietto 1.40 euro, sia per autobus che per metropolitana. La linea 711 in poche fermate arriva proprio al centro Amoreiras, per cui l'abbiamo usata più volte trovandoci stanchi e senza la voglia di affrontare le lunghe salite di ritorno. 

Miradouro Sao Pedro de Alcantara
Alla sera ci siamo diretti nella zona del Bairro Alto, considerata una delle più pittoresche della città. Girando a piedi abbiamo scorto ottime visuali, fino alla migliore di tutte al Miradouro Sao Pedro de Alcantara. . Un posto fantastico, un musicista in sottofondo e il tramonto sul fiume, col castello illuminato in lontananza, era super romantico e pittoresco. Girare per il Bairro è molto carino (oltre che faticoso per le salite molto ripide), è tutto pieno di localini con i tavoli in strana, prezzi bassi e molto alla buona. Siamo tornati verso casa e avendo un piccolo languore ci siamo fermati dentro Amoreiras, in cerca di un panettiere che avevamo visto alla mattina. La cosa incredibile è che con 2.85 euro abbiamo preso una fetta di salame di cioccolata eccezionale, una fetta di millefoglie e una bottiglietta di latte al cioccolato.

Una funicolare















Il secondo giorno siamo tornati nella zona della Baixa e del Chiado, intravedendo spesso il celebre tram 28 che sferraglia su e giù per i colli. Indecisi se prenderlo o meno, alla fine abbiamo rinunciato perché abbiamo anche trovato il tabaccaio con la macchina per i biglietti guasta. Abbiamo però seguito il tragitto delle rotaie fino al Miradouro de Santa Luzia dove un senegalese, nonostante avessimo tentato di scacciarlo novemila volte evitando di farci infinocchiare alla fine ci ha spillato 5 euro per due braccialetti che mi ha infilato al polso nonostante le mie proteste, mentre osservavamo il bel panorama della città col mare sotto una cascata di bouganvillea. 

Miradouro de Santa Luzia

Scesi per il pranzo, abbiamo iniziato a cercare qualche cosa di tipico, evitando come la peste tutti i bar/ristoranti che esponevano la pubblicità del paellador spagnolo che ci aveva già fregato a Barcellona (triste paella congelata). Caso ha voluto che ci abbia soccorso nella nostra indecisione un provvidenziale Subway in cui abbiamo mangiato e poltrito prima di trascinarci a casa con le borse dello shopping fatto a inizio giro approfittando dei saldi. 


Dopo un po' di riposo ci siamo diretti al ristorante Casa Dos Passarinhos, piuttosto vicino a casa, in cui ci sono stati serviti i tipici antipasti fritti (polpettine di formaggio, pesce, ecc) accompagnati da delle ricottine fresche e olive. Abbiamo preso due enormi piatti, uno di salmone grigliato con verdure cotte (un pò tristemente bollite) e uno di filetto di tonno scottato con un uovo sopra (che fortunatamente incontrava i gusti di Gabri dato il mio scarso amore per il pesce che sa di pesce (una lunga storia)).
Abbiamo anche preso una mezzina di vino bianco locale, vino del Douro (che è poi il nome del fiume di Porto), molto molto buono. 

Ristorante molto tipico, pieno di francesi urlanti e poco vicino ai miei gusti come strettezza e ariosità.. quindi dopo la cena non ci siamo trattenuti granché. Ci siamo invece diretti dentro il nostro amato Amoreiras puntando di nuovo all'amico panettiere, a cui abbiamo fatto visita verso le dieci e trenta dopo un'oretta di chiacchiere sbragati sulle gigapoltrone raccogli-vecchi del centro commerciale (in pratica gli umarel le puntano, ci sono solo loro ed è impossibile trovarne due libere, si lanciano a frotte).




La mattina avevamo anche avuto il fantastico approccio con la doccia dell'appartamento. Una specie di bagno in marmo con specchi su tutte le pareti e una sontuosa vasca. Ovviamente penso di lanciarmici per prima e inizio a testare la temperatura dell'acqua, che sembra scaldarsi gradualmente, così che mi ci metto sotto. Grave errore! L'acqua torna gelida dopo circa 10 secondi che mi sono bagnata i capelli. Disperata, me li lavo accovacciata per terra cercando di non bagnarmi tutto il corpo. Esco desolata e mando Gabri a chiedere al tipo delucidazioni. In pratica alla fine viene fuori che in Portogallo l'acqua viene calda quando la spari al massimo (come verificato anche in quel di Porto). Quindi mi appresto a una seconda doccia stavolta a temperatura umana, getto spaventoso a parte e specchi (=tutte le pareti del bagno) completamente ricoperte di vapore.
Beh insomma, giunti al termine della giornata torniamo in casa e becchiamo victoria, la padrona di casa, con la quale ci mettiamo a fare quattro chiacchiere, passando un'oretta molto gradevole in compagnia, parlando di cucina, di cosa abbiamo visto, dei miei studi, dei problemi con la casa, e delle varie mete italiane che hanno visto nei loro viaggi (divertente la foto davanti al ponte vecchio che fa bella mostra nel loro salotto, praticamente identica alla nostra :)).
Dopo mille baci e abbracci siamo andati a dormire avendo il volo per Porto la mattina seguente. Ultima colazione nel patio, altre due chiacchiere e foto con Victoria e Luis, e ci siamo diretti all'aeroporto, con un comodissimo autobus 783 dotato niente meno che di wifi gratuito. Stesso dicasi per il bus gratuito che fa da navetta tra il terminal 1 e il terminal 2 dell'aeroporto, abbastanza distanti l'uno dall'altro. Il volo per Porto è ottimo, costa dieci euro e in meno di un'ora ci ha portati nell'altra città.
La nostra stanzetta

Il salone di Victoria


mercoledì 24 dicembre 2014

Londra, day 1&2

Arrivati a Londra, la prima meta è stata camden market, da buoni metallari quali siamo. Questa zona di Londra è a dir poco pittoresca, i negozi hanno robe allucinanti, dal goth più estremo al cyberpunk.. nello specifico c'è un negozio immenso (cyber dogs) pieno di roba fluo con un reparto fetish tendente al futuristico. Prezzi da piangere, il corpetto che piaceva a me veniva giusto 320 sterline. Purtroppo prezzi allucinanti anche nel resto delle cose interessanti per i metallari, dalle scarpe della new rock a dei corsetti favolosi. Mille stand per mangiare, cibo di tutte le etnie, un casino spaventoso. Ma vale veramente una visita, basta prendere la linea nera della metro fino a camden town, come si scende si entra nel mercato.
Dopo aver vagato per le bancarelle per un tot ci siamo lasciati attirare da un banchetto che offriva ciambelle preparate al momento, con cioccolata, vaniglia e caramello. Estremamente buone, ma una in due sarebbe stata più che sufficiente, visto che erano di un unto da star male.

A pranzo abbiamo optato per un classico fish and chips in un locale molto carino, "Hook", sempre a camden. Il piatto classico prevedeva un quintale di patate tagliate a mano, e un bel filetto di pesce, accompagnato da una salsa tartara, e veniva 10 sterline (onesto). La sorpresa è stata che non ci hanno fatto pagare i due piatti, visto che erano gratuiti per fini promozionali :) quindi fondamentalmente abbiamo mangiato come delle merde spendendo 4 sterline, per le bibite. Un inizio di giornata davvero ottimo, insomma.
Siamo anche passati da Charing cross station, per vedere il binario 9 e tre quarti di Harry Potter.. un po' una cazzata, visto che è solo un muro messo lì :)

Alla sera abbiamo preso la metro per andare al London Eye e vedere un po' tutta la zona circostante. Una bellissima passeggiata, ci siamo goduti la ruota sul fiume, illuminata di blu con il Big Ben alle spalle. Abbiamo costeggiato il fiume mangiandoci dei "chocolate Kiss", presi a una sterlina l'uno in uno dei banchetti. In pratica un guscio di cioccolato con dentro una mousse bianca, simil-panna montata ma più soda, davvero buoni.

venerdì 27 giugno 2014

Shooting in Milan with Luca De Nardo

Tanto tempo che non scrivo qui.. ieri però ho vissuto un'esperienza che devo fissare da qualche parte. Di solito in questo blog (le rare volte che mi ricordo di farlo) scrivo in maniera piuttosto fredda e telegrafica, ma in questo caso voglio fissare pensieri e sensazioni, più che fare resoconti puntuali.
Ho avuto la possibilità di scattare con Luca De Nardo, uno dei più grandi fotografi italiani di questi anni.
Avevo avuto modo di vedere il suo celebre studio -il Daylight Studio di Milano-  l'11 giugno, in occasione di un set realizzato lì, anch'esso bellissimo. Conoscendoci realmente solo in quest'occasione, dopo qualche scambio di messaggi di alcuni mesi prima, Luca mi ha chiesto se volessi posare per lui, eccezionalmente (per me) senza veli. Ieri abbiamo realizzato questo bellissimo set, con un'atmosfera davvero particolare: la giornata, per quanto estiva, era uggiosa, e dalle enormi finestre entrava una luce grigiastra e un po' malinconica. Dopo aver chiacchierato per un po' abbiamo iniziato a scattare, quasi per gioco, come credo sia nel suo modus operandi classico. Musica di sottofondo a me molto estranea, un gruppo islandese (o irlandese? le mie nozioni geografiche lasciano a desiderare) se non ricordo male, una specie di colonna sonora solo strumentale, che riempiva l'aria. 
Oltre alla bellezza del lavoro che, sono certa, verrà fuori, e che per me è una piccola vittoria, visto il calibro del professionista in questione, mi ha colpita molto la sua spontaneità, che ben si accorda con il mio modo di essere, tanto estroverso e sincero. Il set si è protratto dalle 13 circa fino alle 16.30, in un'atmosfera per me così bella ed inusitata da essere difficilmente descrivibile a parole. Chiacchiere, risate, cazzate, e onestà, come due persone che si conoscono e che non hanno timore di esporre il proprio pensiero reale all'altro, senza quella maschera che normalmente due estranei tengono addosso le prime volte che ci si conosce e ci si confronta. Forse è questa la cosa che più mi ha colpita: durante un set di solito non si parla di cose intime o profonde, o personali, ma ci si tiene sul vago, chi nella vita fa cosa, qualche battuta, stop. Invece no, la conversazione è venuta da sè, insieme a una buona intesa fotografica, che non ha avuto bisogno di forzature in alcun senso, dal momento che Luca mi ha lasciata posare in maniera molto spontanea, limitandosi a guidare con suggerimenti il mio operato nella direzione che voleva raggiungere. La prima parte del set si è svolta vicino alle grandi finestre, avvolta da questa luce strana, quasi più autunnale che estiva.. la seconda invece nel camerino, con la luce soffusa e calda proveniente dallo specchio per il trucco, sempre in mezzo alle risate per i continui rischi di caduta di Luca, che si arrampicava su sedie e tavoli o si lanciava per terra alla ricerca della giusta inquadratura.  Forse questo è davvero essere "senza veli", non credete?


Quando sono tornata a casa in treno mi sono sentita leggera e felice, come quando finisce un periodo stressante o finisco degli esami, e vedo il mondo sotto una luce diversa. Nello scorrere del paesaggio ho visto il sole del tramonto estivo che accarezzava le case, i campi, creando lunghe ombre sulla campagna emiliana, fatta di campi di granoturco, di girasoli, di gialle balle di fieno.. un senso di pace e serenità, come raramente mi capita di sentirmi nel mio delirio quotidiano.. Una sensazione che cercherò di portarmi dietro fin che posso, dovuta al fatto di aver conosciuto una persona nuova che mi ha colpita davvero tanto, e che mi ha fatto vivere qualcosa di davvero particolare. Grazie <3



lunedì 23 dicembre 2013

Prague - day three and four

Gli ultimi due giorni sono trascorsi passeggiando avanti e indietro per la città, nel pressoché disperato tentativo di finire tutte le corone ceche rimaste. Mi sono calata un altro hot dog e un altro Trdlo (ora rinominato "trudlo" per ovvi motivi di provincia impossibile). Altra cena di non grande spessore in un locale tipico, peraltro non particolarmente a buon mercato. Un salto anche in una pasticceria tipica, non granché entusiasmante.
Onestamente dopo essere stati sbattuti fuori con disprezzo da tot locali di cui avevo letto bene, perché senza prenotazione, e dopo che ho chiesto se più tardi ci fosse posto e aver ricevuto come risposta un "si forse.."
"E verso che ora?"
"Ah, boh, dopo"
Beh certo perché io vago per Praga per quattro ore senza sapere se poi ti degni di darmi un tavolo, sicuro.
Insomma siamo abbastanza sul piede di guerra con i locali: ma non perché i ristoranti siano pieni, ma perché almeno ti puoi degnare di rispondere con un minimo di cortesia e cercare di venire incontro al turista. Poi oh, se non c'è il minimo interesse a far trovare bene i turisti.. contenti loro. Forse per questo la cucina Ceca non è proprio granché conosciuta al mondo.
Pezzi di arte moderna sparsi per la città e non particolarmente di buon gusto, come dimostrano le foto.
A parte questo siamo attualmente in aeroporto col volo per Vienna in ritardo abissale - e conseguenza perdita della coincidenza per Bologna. Pare che però lo stesso aereo per la tratta Praga-Vienna ci porterà poi anche a Bologna, non so se facendo ritardare anche quel volo o istituendo un volo extra per i quattro gatti presenti in questo cazzo di terminal alla (praticamente) vigilia di Natale.

Piazza con mercatino tipico  

 
Pinguini con gabbiani appaiati  

Casa danzante  

Panoramica sulla Moldava  

Cheesecake  

Swiss King, notevole panino del Mac locale  

Tramonto 

sabato 21 dicembre 2013

Prague - day two

Il secondo giorno è iniziato con una colazione a buffet un po' strana, nel senso che c'era una marea di roba, ma del tipo bomboloni con la marmellata di ciliegie, mini croissants al cioccolato e cannella (?) e via dicendo.
Siamo partiti per un giro e ci siamo dovuti arrendere ben presto al freddo allucinante, comprando due orrende bertocchie.
Sotto uno dei ponti c'è una specie di parco, con tutti i cigni e le papere, che volano a destra e sinistra sul fiume. Un'oca molto truce ci si è avvicinata minacciosa e quindi dopo un po' siamo andati via.
Dopodiché siamo arrivati in piazza Venceslao, che in realtà è poi semplicemente una piazza enorme piena di mercatini di natale. Cosa che del resto si trova uguale in tutti i punti turistici della città, come ad esempio dal famoso orologio, davvero stupendo.
La cosa bella è che in questi mercatini vendono le cose da mangiare tipiche: prima cosa che abbiamo sentito, una specie di sfoglia cotta su dei mattarelli.. davvero buona, peccato per la cannella. Questi maledetti la mettono ovunque, cosa che detesto profondamente. Poi ci sono ovunque banchetti che vendono vin Brulè, sidro, e una cosa che credo sia tipo idromele, di cui tra oggi e domani mi farò una bella trincata. Poi ci sono Hotdog veramente notevoli, formaggio fuso, e spiedini di patatine fritte fatte al momento, niente male. E poi pezzi di porco allo spiedo che girano, che non è altro se non il famoso prosciutto di Praga, che proveremo domani. Ah, e anche stupende pannocchie. Insomma qui il mangiare da asporto è un must. Abbiamo anche provato un loro panino del Mac, veramente notevole: in pratica carne, pesce, formaggio e bacon.

Cigni in picchiata  

 
Orologio Astronomico  

Trdlo: sfoglia cotta alla brace con cannella  

Patatine tipiche  

Uno degli stand gastronomici  

Hot dog molesto  

Mercatino  

venerdì 20 dicembre 2013

Prague - day one

Come prima cena, eravamo ansiosi di provare un ristorante tipico. Dopo una lunga ricerca su TripAdvisor, ci siamo diretti verso quella che era risultata la nostra prima scelta, pur essendo solo le 6 del pomeriggio. Lungo la strada, attraversiamo su uno dei ponti il fiume Moldava.. spettacolo davvero incredibile, le luci, gli altri ponti, e in lontananza il castello di Praga, illuminato.. davvero bello, a parte il freddo a dir poco atroce.
Come arriviamo al ristorante (pressoché deserto, vista l'ora), il proprietario ci sbatte fuori perché non abbiamo prenotato. Cazzo. Con qualche rete di fortuna riesco a impostare nuovamente il navigatore del telefono verso una seconda scelta non troppo lontana.
Il posto, in cui siamo arrivati a dir poco congelati, è un pub in un sottoscala, piuttosto rustico, che si chiama Ferdinanda. Ci fanno accomodare in una sorta di nicchia nella pietra, in un tavolino molto intimo e carino. La cosa assurda è che con 16 euro (circa 430 corone) abbiamo preso un piatto di goulash con patatine fritte, maiale arrosto con burro alle erbe, formaggio fritto con salsa tartara, e un litro di birra. La carne è piuttosto buona, anche se un po' troppo speziata per i miei gusti.
Comunque insomma, dei prezzi veramente incredibili.. torneremo rotolando, anche perché oltre ai ristoranti tipici c'è Subway (che amo follemente), e dei panini particolari al MacDonald's.. 

Parco al centro della Moldava  

Luci sulla Moldava - il Ponte di San Carlo e il Castello  

 
Birre  

Maiale con burro alle erbe  

Goulash con panna acida e pane tipico  

Formaggio fritto con salsa tartara  

Scontrino con corona